Mendel dei libri di Stefan Zweig

Perché lui leggeva come altri pregano, come i giocatori giocano e gli ubriachi tengono lo sguardo fisso nel vuoto, storditi; il suo rapimento quando leggeva era così commovente che, da allora, il modo in cui gli altri leggono mi è sempre parso profano.
C'è la guerra in Austria. Tumulti e sommosse invadono le strade mentre testate giornalistiche si slanciano in notizie e smentite ma Mendel non se ne accorge neanche; seduto al Caffè Gluck, inforca gli occhiali e si immerge in saggi e romanzi. Il mondo è un rumore sordo, qualcosa che accade tra una pagina e l'altra. Non ha importanza, il fuori, non l'ha mai avuta. Nei trentanni passati ad esaminare testi e opere Mendel ha imparato a vivere, quasi che niente di quello che non sia stato scritto sia realmente esistito: è questa tenera inconsapevolezza, questa impronta quasi infantile, che conduce il protagonista nel cuore del lettore. Perché Mendel è creatura di raro splendore e nel leggere la sua storia non si può non provare uno slancio d'affetto, un impulso di difesa. Ci si schiera a favore di Mendel, a dispetto degli altri. Per proteggerlo, per preservarne l'innocenza, per custodirne la bellezza. Di quella meraviglia del mondo isolata dal mondo. Ha un po' il sapore di una fiaba, la storia raccontata da Stefan Zweig. Densa ma impalpabile, effimera. È un morso, cinquanta pagine appena, eppure non occorre una sola parola in più. Jacob Mendel, Mendel dei libri, mi ha riportato alla mente Hanta nella sua Una solitudine troppo rumorosa; personaggi, legati nel cuore e nel sangue, a inchiostro e carta. Affascinati come bambini, attratti più degli amanti.



mendel-libri-Zweig-adelphiStefan Zweig 
Mendel dei libri
Traduzione di Ada Vigliani
Adelphi
2008 pp. 53
ISBN 9788845922749

Commenti

  1. Devo procurarmelo al più presto!!

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    1. Tu non mi crederai mai ma mentre scrivevo l'articolo ho pensato: questo libro piacerà sicuramente ad Elisa, se ancora non l'ha letto rimedierà!

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  2. Sarà per la copertina, sarà per il sapore di fiaba, ma mi ricorda molto "Il libraio di Selinunte" di Roberto Vecchioni (che ti consiglio se non hai letto).

    Comunque ti ho assegnato un premio :)

    http://lostingoodbooks.blogspot.it/2013/04/liebster-award-2013.html

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    1. Grazie mille per il doppio pensiero, consiglio e premio!

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  3. ne ho sentito parlare sempre bene di questo libriccino dal titolo affascinante, me lo segno!

    Visto che hai citato Una solitudine troppo rumorosa, ne approfitto per dirti che alle prime 30 pagine l'ho mollato, non ce l'ho fatta, l'ho trovato estremamente sgradevole, tetro, indisponente e in più è scritto con quel tipo di prosa senza pause simile al flusso di coscienza che non amo molto, per non dire affatto, in letteratura.
    Non l'ho recensito nemmeno sul blog perché, nonostante la mole piccolissima, non ho trovato la forza di finirlo :)

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    1. Non è così impossibile da credere ed è proprio questo il motivo per il quale la mia recensione era così "strana".
      Anche io ho pensato di abbandonarla più volte, non riuscivo proprio a procedere nella lettura. Il finale però merita.
      Detto ciò, se proprio non vuoi leggerlo, alla fine della storia c'è un omaggio dello scrittore a Kafka, un componimento poetico.
      Leggi quello e dimmi cosa ne pensi, vediamo se riusciamo a trovare qualcosa che giustifichi la spesa! ;)

      Comunque tranquilla, Mendel è molto più scorrevole!

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  4. Come non concordare. Hai espresso molti pensieri che hanno toccato anche me, durante la lettura di questo libro così piccolo, eppure così denso.

    E' stato uno dei pochi libri (saranno una decina in tutto) che mi hanno fatto piangere.

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    1. L'altro giorno ero su goodreads ed ero indecisa se aggiungerlo o meno alla lista dei libri da leggere finchè ho visto il tuo rating. Ok, lo leggo! ;)

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    2. Beh, sono davvero lusingata :) Ne sono felice!

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  5. Non l'avevo mai sentito, pensavo che parlasse del Mendel della genetica quando ho visto il titolo! Ahahaha :)
    Sogni d'oro

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  6. Sai cosa non mi piace di Mendel? Il fatto che lui sembri legato all'oggetto-libro, più che al contenuto dello stesso... In diversi punti, l'io narrante constatava come egli fosse come un computer, un archivio contentente i titoli, gli autori, il prezzo. Ma la trama, i temi, le sensazioni dove sono?
    E sai perché mi infastidisce quest'aspetto pragmatico? Perché forse è quello che rimprovero a me stessa: il troppo schematismo in qualcosa che dovrebbe essere più libero, più vero.

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    1. Non l'avevo "letto" da questo punto di vista; può anche essere. Ma, nel caso, io non percepisco negativamente questo atteggiamento perché lo interpreto come diretta conseguenza di una spinta emozionale. Può essere che Mendel sia così legato ai suoi libri da volerne quasi assorbire l'essenza, come se le emozioni sfuggissero al suo controllo e l'unico modo che ha di tenerle insieme è quello di disciplinarle all'interno di se stesso. Di racchiuderle, in un certo senso, di contenerle. Di possederle. È un'ipotesi ovviamente, un po' troppo romanzata forse, però ci può stare.

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