Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov

Esiste davvero? Un'obiettività di genere, intendo. È possibile affermare che un'opera sia indiscutibilmente un capolavoro? Mi riferisco ai classici per lo più, ai volumi stracolmi di erranti personaggi e sfavillanti aspettative da deludere. La lista dei 1001 libri da leggere prima di morire, per esempio. Questa è una reading challenge, una delle tante sfide attraverso le quali i lettori forti duellano a suon di pagine sfogliate, una sorta di accumulo culturale compulsivo, nel caso specifico un elenco di un migliaio di libri dai quali non si può prescindere. Non vi azzardate a porvi domande. Nessun atteggiamento critico verso le sacre liste. Perché proprio questi titoli? Chi li ha selezionati? In base a cosa? Nessun dubbio è concesso. È così e basta. Dovere morale è leggere. Perché?  Quali sono gli elementi, nel caso esistano, in grado di stabilire la genialità di un romanzo?

Queste domande mi si sono presentate spesso in passato, e ultimamente, con questo libro. Piero Dorfles (chi è Piero Dorfles?) apostrofò, tra un pugno di libri e l'altro, il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov come un grande capolavoro. Ora, lungi da me contrastare il parere di Dorfles che è persona densa di obiettivo sapere e verso la quale è diretta tutta la mia stima, ma mi domando piuttosto in base a cosa un romanzo assuma questi connotati (nel caso ve lo stiate chiedendo la risposta è si, il titolo è nella lista dei fantastici 1001).

Un pizzico di trama, prima. Woland, Satana per gli amici, decide di passare qualche giorno a Mosca insieme al suo seguito, un'accozzaglia di personaggi alquanto particolari. Uno spettacolo di magia nera, questo è il pretesto della visita. 

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Da sinistra verso destra: il suddetto diavolo, il gatto Behemoth e l'amico Korov'ev
(Illustrazione: Andrei Nabokov)
— Se non ho sentito male, lei stava dicendo che Gesù non è mai esistito? [...] Ah, com'è interessante! E, scusate se sono importuno, voi oltretutto non credete neppure in Dio?
È così che Woland, attratto dal tema della discussione, irrompe nelle vite dell'editore Michail Aleksandrovic Berlioz e del poeta Ivan Nikolaevic Ponyrèv. Da lì, un susseguirsi di eventi e situazioni, a tratti comiche, a tratti tragiche, si riversano su ogni personaggio che la storia riterrà opportuno coinvolgere. Ma il meglio deve ancora venire.
«Seguimi, lettore! Sia recisa la lingua infame al mentitore che ha negato l'esistenza di un amore autentico, fedele ed eterno sulla terra!»
L'amore autentico, quello di Margherita per il suo MaestroAnche il diavolo si ferma dinanzi a cotanto sentimento, al punto da accettare di favorire la sorte dei due amanti a patto che Margherita si presti ad essere sua accompagnatrice ad un ballo infernale da lui stesso organizzato.

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Uno scatto, a dimostrazione della sobrietà della serata
(Illustrazione: Pavel Orinyansky)


Questa è la storia principale, a sommi capi. Poi c'è il romanzo nel romanzo: il manoscritto del Maestro, il libro che stava terminando prima, il libro per il quale è stato allontanato da Margherita; la storia di Jeshua, di Ponzio Pilato e della codardia, il peggiore dei vizi umani.

Un libro piacevole. Il problema è che non stavamo parlando di scorrevolezza, parlavamo di capolavoro, di genio. Non credo che l'arte sia una questione di "dimensioni" e, allo stesso tempo, mi risulta difficile pensare che l'obiettività sia legata a un cognome. Cos'è che mi sfugge, allora? Può essere che l'obiettività non sia così razionale? E, avanzando una provocazione, possibile ci sia addirittura, in alcuni casi, una sorta di autosuggestione culturaleSe ci fate caso, è difficile trovare qualcuno disposto a schierarsi contro volumi così importanti. Quei pochi che lo fanno nascondono uno spirito rivoltoso e anarchico che, paradossalmente, accresce e conferma il parere a favore. Voler contrastare una tendenza per il semplice fatto che sia un'attitudine diffusa, indossare riccioli di lana scura e assumere le sembianze di una pecora nera in mezzo al gregge, non fa altro che aumentare l'altisonante reputazione del romanzo incriminato.

Io non nego che il libro di Bulgakov sia pieno di spunti interessanti, di ogni forma e genere. È inoltre dotato, senza dubbio, di una ricca simbologia sapientemente impiegata. Però. C'è sempre quel però. Una morale troppo esposta, forse. Avrei preferito qualche sussurro. E Margherita, e il Maestro, non li ho conosciuti abbastanza, non ci sono entrata così tanto, non così da innamorarmi di loro.



Maestro-Margherita-Bulgakov-libro
Michail Bulgakov 
Il Maestro e Margherita
Traduzione di Emanuela Guercetti
Garzanti 
2012 (XXVII edizione)

pp. 450
ISBN 9788811360247

Commenti

  1. Ho letto il Maestro e Margherita, ritengo che sia un buon romanzo, forse più originale di altri nella sua trama e mi è piaciuto. Da qui a ritenerlo un capolavoro, beh non so. Ha incontrato il consenso di molte persone, non so se questo contribuisce a darle un'etichetta. Penso che il gradimento sia molto soggettivo..bisognerebbe proprio chiedere al Sig. Dorfles quali parametri ha usato per fare questa affermazione..forse ne esistono e non li sappiamo.
    un saluto Stefania

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    1. Peccato che la puntata non fosse incentrata su questo libro, avrei voluto che ne parlasse più approfonditamente.
      Dorfles è ipnotico, magari mi avrebbe anche convinto!

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  2. non so se esista un'obiettività assoluta sulla definizione di un capolavoro, credo più alle inclinazioni e alle preferenze personali, anche se spesso il sapere che un libro ha la nomea di capolavoro, influenza molto la lettura e crea una sorta di timore reverenziale (molto spesso, a posteriori, inutile!).
    Nel caso de Il maestro e Margherita, per quel che mi riguarda, sono certa che si tratti di un capolavoro: è il libro più folle, magico e lirico che abbia mai letto, è uno spasso, un viaggio, una meraviglia. L'ho letto due volte, la prima al liceo, e mi divertii tantissimo, la seconda un paio d'anni fa, sempre con lo stesso effetto lisergico!
    Mi schiero pienamente dalla parte di Dorfles ;)

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    1. Io e te dobbiamo tornare ad avere punti di contatto!
      Dopo Sylvia Plath abbiamo perso ogni sorta di corrispondenza letteraria, com'è sta cosa? (Dorfles a parte, s'intende!).

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    2. mi sa che in qualche modo l'abbiamo ritrovato un punto di contatto ed è nel segno di Hugo: leggendo un post nella pagina Facebook del tuo blog mi pare di aver capito che stai leggendo I Miserabili...Bene, io sto leggendo Notre-Dame de Paris ;)

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  3. Faccio mia la tua riflessione. A suo tempo ho sostenuto una lunga e faticosa discussione su Harry Potter. Ho usato la parola sbagliata, "sopravvalutato". Quando si parla di "capolavoro", si rischia l'escalation. Stavo scrivendo qui sotto un post, ma preferisco limitarmi - anche perché non do' credito ai parametri usati. Un capolavoro non lo "decidi", semplicemente te lo trovi.

    Considero "Il Maestro e Margherita" un capolavoro? Lo considero un classico. Vale lo stesso? Non è un libro per tutti - io stesso non ho ancora capito se il tema non sia, in fondo, il problema degli alloggi a Mosca. È molto lontano dal romanzo "moderno", ha una struttura molto interessante: episodica nella prima parte, più focalizzata nella seconda. E poi c'è la storia nella storia, espediente noto almeno dal II secolo, con cui ho sempre avuto un rapporto di amore e odio. Tuttavia è qualcosa che non si può ignorare e ho fatto del mio meglio per non farlo. Temo però che dovrò rileggerlo, magari fra qualche anno.

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    1. Le tue riflessioni mi trovano completamente d'accordo e il fulcro dell'articolo, in un certo senso, è proprio questo.
      I due termini, classico e capolavoro, sono spesso utilizzati come sinonimi anche quando, erroneamente, una coincidenza di concetto non c'è.
      Il libro di Bulgakov ha una struttura indubbiamente molto interessante e forse è proprio questo il motivo che mi ha spinto a scrivere il post, se fosse stato un libro più banalmente concepito la mia delusione sarebbe stata minore.

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    2. Incidentalmente mi sono accorto che quando ne ho parlato (qui) ho proprio usato (una volta) la parola "capolavoro" - provocando una piccola discussione nei commenti. E ho usato (due volte) la parola "classico". Tra le due, confermo che come prima scelta lo etichetterei con la seconda.

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  4. Bellissime le illustrazioni che hai messo nel post! Posso sapere di chi sono? :)

    Non ho ancora letto Bulgakov, quindi non posso commentare e dire la mia a riguardo. In compenso, io credo che sia necessario, come ha accennato più su Salomon con la sua domanda ("Vale lo stesso?"), differenziare "classico" e "capolavoro". Paradossalmente, nonostante la sua accezione assoluta, "capolavoro" è una parola che cambia nel tempo. Ciò che era capolavoro per gli antichi potrebbe non esserlo per noi, e viceversa.

    (Ah, condivido la tua ammirazione per l'obiettivo sapere di Dorfles!)

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    1. Ho provato a risalire al proprietario delle immagini ma non ci sono riuscita.
      Continuerò a cercare perché è una cosa a cui tengo e nel caso riuscissi a scoprire il nome, ti aggiorno!

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    2. La prima potrebbe essere di Andrei Nabokov (qui).

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    3. Direi proprio di si!
      Aggiungo subito il nome, grazie mille.
      Se mi becchi anche il secondo illustratore sei un genio.
      Non riesco, dall'immagine, appartenga alla stessa mano.

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    4. Pavel Orinyansky (qui).
      Questo è stato più difficile.

      Incidentalmente, hai pensato a togliere i captcha? È faticoso dover dimostrare ogni volta di non essere un automa.

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    5. Ottimo, adesso sono coscienziosamente ed eticamente soddisfatta!

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  5. Oggi sono così depresso barra incazzato che manderei affanculo qualunque capolavoro della letteratura o presunto tale. Questo l'avevo iniziato un anno fa, ma per troppo studio ho dovuto interromperlo, lo riprenderò appena avrò finito i libri in lista.

    Cosa fa di un libro un capolavoro? Umm... l'irripetibilità, senza dubbio. Poi un libro, per essere un capolavoro, deve avere: forza cognitiva, splendore estetico, saggezza, insomma deve avere qualcosa che t'incanti, che ti faccia rimanere a bocca aperta come uno scemo. Infine, chi decide che un libro è un capolavoro assoluto? Il tempo e quella bassissima percentuale di persone che hanno speso la loro vita leggendo e consigliando bei libri.

    Ps: potrebbe essere un'idea chiedere, nel tuo prossimo post, quali sono, secondo noi, i libri "capolavoro" che consideriamo sopravvalutati.

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    1. Eppure, mi par di notare (e correggimi se sbaglio) che arrovellarti nella definizione di capolavoro ti abbia tramutato temporaneamente l'umore da "depresso barra incazzato" a "concentrato barra interessato" e quindi, già solo per questo, valeva la pena di scriverlo!

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    2. Hai proprio ragione :) il potere dei libri: ti fanno star bene (a parte alcuni che ti mettono una tristezza addosso).

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  6. Nelle mie personali letture, Il Maestro e Margherita è un capolavoro :)
    E forse, quando si cercano giustificazioni e piccolezze perché non abbia il diritto di esserlo e quello non sia il suo posto, già questo gli dà un bel posto come capolavoro ;)

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    1. Eh no, civetta mia bella, io non cerco giustificazioni e piccolezze, io mi pongo domande, che è diverso! :P
      Scherzi a parte, è evidente che questo libro non mi abbia lasciato indifferente altrimenti non ci avrei scritto un intero articolo.
      E' semplicemente mancata quell'alchimia, quell'emozione in più che non mi permette di aggiungerlo alla lista dei "miei" capolavori.

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    2. Ok, non mi sono spiegata bene XD Quando so per certo perché un libro non è un capolavoro, non pongo domande, do proprio risposte...
      I Malavoglia non è un capolavoro perché è noioso; I Promessi Sposi è un pappone di digressioni e personaggi troppo limpidi o troppo sporchi; I racconti di Hemingway sono recisi di parole fino a volte a peccare di incomprensibilità; Il dono di Nabokov è un capolavoro solo per uno studioso di letteratura russa, non ha alcuna classica universalità; Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen è un romanzetto leggero e ironico, di scrittura scorrevole ma non eccelsa, che ha come proprio valore di aver aperto la strada a un genere più che a un capolavoro...
      eccetera :)
      Quando ci si chiede perché gli altri non debbano trovarlo un capolavoro, eccola la trappola, quando non ci si dà delle risposte che non siano strettamente personali. Il capolavoro individuale è una cosa a sé: Il maestro e margherita, per dire, l'ho letto una volta e non mi ha dato niente. Non l'ho capito, a dire il vero. La seconda volta ne sono rimasta folgorata. So per quali motivi è un capolavoro per me, e per quali motivi ha un valore incredibile come letteratura collettivamente.
      Non chiedo ma dico perché non è un capolavoro Orgolio e pregiudizio di Jane Austen, che m'è piaciuto.
      Allo stesso modo, verso Madame Bovary, che non ho sopportato, dovrei cercare e domandare perché altri non possano definirlo un capolavoro. Perché so che in realtà lo è, semplicemente a me come lettrice non è proprio piaciuto (vuoi per il momento, vuoi per preferenze personali varie...)

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  7. Uhm.
    Ti dirò, scorrendo le liste dei cosiddetti capolavori pure io mi chiedo come mai certi titoli vengano infilati lì in mezzo. Ma anche senza andare troppo a scomodare i libri 'imprescindibili', bastano anche gli ultra-proclamati geni di cui non riesco a leggere neanche venti pagine senza addormentarmi. Tipo Joyce. Cioè, in tutto ciò che rende tale un capolavoro non dovrebbe esserci pure un cicinin di gradevolezza? Perciò alla fine non è che posso darti una risposta precisa, il termine 'capolavoro' è certamente abusato e inconsistente.
    Però per me Il maestro e Margherita lo è. Al di là del fatto che lo sia per me, intendo. Un po' per lo stile, per i sorrisi che mi strappavano i dialoghi, per la fantasia, per i personaggi... cioè, io l'ho trovato brillante. E coloratissimo e allegro. Però senza una trama che fagocitasse i personaggi rendendoli mere macchiette. Poi beh, la concezione dell'Inferno mi ha sempre affascinata, adoro i gatti, alla fine è proprio 'mio'.

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    1. Quando succede questo, quando l'oggettivo si allinea al soggettivo, quando la dimensione personale e razionale si intersecano, ecco, quello è un attimo di perfezione.
      Che poi, è il piacere primo di ogni lettore.

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  8. Ho amato molto Il Maestro e Margherita e anche io mi domandai, soprattutto a inizio lettura, se il lbiro è davvero un capolavoro. Continuando a leggere ho capito che per me lo era. Si tratta di un libro che non è facile inquadrare, che racconta una storia, quella di una vita trascorsa tra le due parti di cui è composto il romanzo. Una storia che porta dei segni su di sè, evidenti, e che forse per questo propone moltepici strade da percorrere.non è facile trovare tutto ciò in un libro, anche tanto altro. Per non parlare del fatto che te ne ricordi per anni sempre con quella sensazione di bellezza int esta. Forse questo sono i capolavori. Perlomeno così mi sono risposta a fine lettura. :-)

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    1. Probabile. Quando un libro riesce a lasciare la stessa sensazione anche anni dopo dalla sua lettura, sicuramente è un buon segno!

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  9. A me è piaciuto moltissimo! L'ho letto un po' di tempo fa ma mi è rimasto nel cuore e l'ho consigliato a molti miei amici! Comunque bella recensione! Se ti va passa a dare un'occhiata al mio blog..l'ho aperto da poco e i suggerimenti/pareri fanno sempre piacere :) Ciao!
    http://borntobewilderecensioni.blogspot.it/?m=1

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  10. giacinto di leo21 ottobre 2013 18:08

    che vizio le categorie. il maestro è solo un'immensa denuncia dello status quo dell'epoca in cui si svolge. un regime che isola le voci critiche, le raccomandazioni ,le mangerie,la casa ottenuta come status symbol. e x satana l'affermazione di sé confermando cristo, visto dall'autore come scarsamente trascendentale e x questo un libro che fu posto nell'index librorum prohibitorum dalla multinazionale dello spirito. e poi la commedia tragicomica dei personaggi visti come con dante oppressori nell'eterno sistema del potere osceno dell'uomo su sull'uomo. il libro nn uscì mai se nn dopo il disgelo a puntate sui giornali o riviste letterarie.con ciò cade ogni aspirazione dell'autore al "capolavoro". diretta o meno. cara maria, nn ho presente i motivi suoi sulla definizione di capolavoro o meno, ma strachissefrega. ha mai provato a mettersi contro,nn dico verso un intero sistema, ma solo nell'ambito famiglio o d'ufficio senza uno straccio di sodale amicizia? pensi allora in quale contesto bulgakov ha vissuto o operato.e ciò rappresenta eroismo puro. circa dorfles che stimo, diffido un po' dei critici letterari o cinematografici. di riffe o di raffe appartengono alla commercializzazione del prodotto nel sistema. giacintodileo@virgilio.it

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    1. Hai ragione. Incasellare in categorie molto spesso è sbagliato perché si rischia di lasciar fuori tantissimi dettagli che però fanno la differenza. Capisco anche che, in relazione al periodo nel quale Bulgakov ha scritto il suo libro, "Il Maestro e Margherita" sia stato un testo "forte e innovativo", ed è importante anche adesso, anche per noi, che dobbiamo combattere contro demoni formalmente diversi ma ugualmente terrificanti. Io sono partita dal libro per poi allargare il discorso (mi sembra di averlo anche scritto) al concetto di "capolavoro", termine di cui tanto si parla ma poco si dice. Non che sia fondamentale arrivare a specificarne il senso, mi incuriosiva soltanto sapere se insieme saremmo riusciti a formulare una sorta di specificazione. Io, ad esempio, credo che un libro per essere considerato un capolavoro non debba essere valutato solo in relazione all'epoca di pubblicazione; un romanzo rivela la sua qualità se è immune al tempo che passa, se oggi o tra cent'anni ha la stessa capacità di coinvolgere il lettore, in modo diverso ovviamente, ma con la stessa intensità.
      E se "Il Maestro e Margherita" è ancora in grado di emozionare, così come mi avete dimostrato attraverso i vostri commenti, probabilmente è davvero un capolavoro;sarebbe sciocco da parte mia negargli questo attributo solo perché non mi ha colpito come speravo. Lo leggerò nuovamente; sono proprio curiosa di sapere se una rilettura potrebbe svelarmi sfumature che riuscirebbero a farmi cambiare idea.

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  11. le sfumature le ho colte dopo varie riletture. ormai il maestro è divenuto una sorta di bibbia personale, dove i piani di lettura sono onnicomprensivi delle millanta sfaccettature della tragicommedia umana. eco ci dice che,superate le trenta pagine di qualsiasi testo,in genere si arriva alla fine del libro. qui c'è l'eccezione che conferma la regola. penso poi che solo la sensibilità femminile possa cogliere l'amore disperato tra i due personaggi che sappiamo,e satanasso nn può farci nulla, specie se quell'assunto dal faust è probante: parte di quella forza che vuole costantemente il male e opera costantemente il bene. riduttivo il woland delle 5 prove dell'esistenza di dio, da s. tommaso ad anselmo d'aosta, al povero kant, confinato in un limbo profondo privo di colpe,se nn quelle di avallare le tesi di berlioz. e qui satana s'incarta in quanto attribuisce ad immanuel una sesta prova dell'esistenza di god. comunque la lettura è fatto personale ed assorbe cultura e giudizi individuali. se posso consigliarla ,cara maria, si veda su you tube lo sceneggiato russo tv,aderentissimo al testo,con sottotitoli in italiano. splendido per attori e recitativo. grazie x l'attenzione. saluti. giacintodileo@virgilio.it

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    1. Grazie del consiglio. Ho intenzione di rileggerlo al più presto!
      A presto.

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