L'isola della paura - Shutter Island: un libro, un film

Come mi è capitato di sottolineare più volte, il genere di libri che preferisco non trova alcuna coincidenza di specie con le pellicole cinematografiche che riescono a coinvolgermi. Non amo leggere thriller ma adoro guardare thriller, di stampo psicologico soprattutto. In linea con quest'affermazione, è chiaro che non avrei mai letto il romanzo di Dennis Lehane se non fosse stato la struttura portante di uno dei miei film preferiti, Shutter IslandIl libro, l'isola della paura, è stato pubblicato nel 2003 mentre il film, diretto da Martin Scorsese ed interpretato da Leonardo DiCaprio, è stato portato a termine nel 2010.
— Ma ha senso dimenticare il passato per assicurarsi il futuro? 
Chuck scosse la cenere nella schiuma.
— Questo è il problema. Cosa lasci quando spazzi il pavimento, Teddy? Polvere. Briciole che attirano le formiche. E lei, Teddy, quale orecchino ha dimenticato? Oppure adesso è finito anche lui nella pattumiera? 
— Lei chi? — disse Teddy. — Da dove salta fuori questa lei?
— C'è sempre una lei, non credi?

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L'ISOLA DELLA PAURA di Dennis Lehane
Traduzione di Chiara Belliti
Piemme
2003
pp. 352
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SHUTTER ISLAND di Martin Scorsese
Sceneggiatura di Laeta Kalogridis
Genere: thriller psicologico
2010
132 min















L'agente federale Teddy Daniels è stato un militare durante seconda guerra mondiale. Sua moglie, Dolores, è morta nel '49 in un incendio attizzato dal piromane Andrew LaeddisÈ il 1954 quando Teddy si reca insieme a Chuck Aule, il suo nuovo partner, all'istituto psichiatrico Ashecliffe Hospital, luogo di cura per criminali particolarmente violenti, con l’intento di indagare sulla misteriosa scomparsa di Rachel Solando, una paziente accusata di aver annegato i suoi tre figli. I due agenti sono inoltre incaricati di controllare, in via ufficiosa, la natura dei trattamenti terapeutici adottati dallo staff medico per appurare che non si effettuino, come si sospetta, pericolose terapie sperimentali a danno dei pazienti.

La scomparsa della donna è apparentemente inspiegabile: ogni stanza è chiusa dall'esterno e l'intera struttura è debitamente sorvegliata; l'isola, oltretutto, è caratterizzata da ripide scogliere e fitta vegetazione, un'ambientazione del tutto sfavorevole ad ogni tipo di fuga. L'unico indizio a cui Teddy può appoggiarsi è un biglietto, un messaggio in codice, trovato proprio nella camera di Rachel:

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La legge del 4. Chi è 67? 
Mentre gli agenti si trovano a fronteggiare strane reticenze ed inspiegabili sotterfugi da parte dei medici della struttura, Teddy sogna Dolores ed apprende dalla stessa (cosa non ti combina lamore!) che Andrew Laeddis si trova anch'esso nell'istituto psichiatrico. Alla missione federale si aggiunge quindi un movente personale: la vendetta. Trovare Leddis e trovare Rachel, senza perdere se stesso.

L'asso nella manica di queste vicende è il rovesciamento della trama. Mi vengono in mente Number 23 oppure Slevin - Patto criminale, film nei quali "niente è come sembra"; a Lehane va tutto il merito di aver creato un romanzo nel quale la storia sembra contorcersi su se stessa ed avvilupparsi attorno ai personaggi. Ogni ruolo è invertito, il protagonista diventa niente di più che una misera comparsa.

Il film, in questo caso, è perfettamente in linea con le atmosfere del libro; ogni capitolo è stato, con le necessarie sintetizzazioni, degnamente rappresentato. Niente, della suspense che la storia richiede, è andato perduto. Il problema, a volerne trovare uno, risiede proprio nel punto di forza di questo romanzo; essendo una storia basata essenzialmente sul colpo di scena, la potenza narrativa che caratterizza la prima visione, o la prima lettura, tende ad affievolirsi, com'è giusto che sia, nei successivi approfondimenti. Leggendo il libro ho ritrovato con estremo piacere ogni minimo dettaglio ma non ho potuto affrontare le pagine con lo stesso stupore della prima volta.

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— Pensate alle bugie che i bambini raccontano ai genitori. Pensate a quanto sono elaborate. Basterebbe una bugia semplice per giustificare una assenza da scuola o una disubbidienza, invece loro le ricamano, le coloriscono. Non è così? 
Chuck ci pensò e annuì. — Sicuro. I criminali fanno lo stesso.
— Esatto. Il fine è quello di offuscare. Di confondere chi ascolta affinché questultimo, stremato, si convinca della loro verità. Ora immaginate di raccontare a voi stessi queste bugie.    
Immergetevi nella mente dell'agente Daniels. Che sia libro, che sia film, tuffatevi.
Occhio a non affogare però.
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Commenti

  1. Il libro non l'ho letto, ma il film è stupendo. Davvero, la prima volta che l'ho visto non potevo far altro che ridere perché il colpo di scena mi ha veramente sorpreso! :) Stupendo! Vedrò se leggere pure il romanzo da cui è tratto... :)

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    1. Il romanzo è uguale, stesse parole, stessi gesti.
      Io ho adorato il film all'epoca e ogni tanto lo riguardo; ricordo che la prima volta che lo vidi ero al cinema e sul finale continuavo a ripetere, come sotto ipnosi : "no... no... non è possibile... no... non può essere". Fantastico!
      Insomma, datemi un "cervello bacato" e sono completamente persa! :P

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    2. Ahahaah bella l'ultima frase ;) Comunque sia ha fatto lo stesso effetto anche a me... Ti senti proprio come il protagonista!

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  2. Sono pochi i casi in cui affermo con assoluta certezza che il film è meglio del libro e questo è uno di quei casi.
    A differenza di quanto sottolinei tu, a me non è piaciuto non per la mancaza del colpo di scena (anche perché quando ho letto il libro avevo quasi dimenticato il film) ma perché ho trovato proprio bruttino e poco coinvolgente il modo di scrivere di Lehane. E il coinvolgimento, in un libro del genere, è nella top ten delle cose necessarie...

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    1. Vero, il coinvolgimento è d'obbligo. Peccato però.
      Non è il mio genere, ripeto, faccio fatica a leggere questo tipi di libri ma ho adorato così tanto il film che volevo conoscere la mente che ha ideato tutto ciò e, partendo con aspettative raso terra, devo dire che non sono rimasta affatto delusa.

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  3. Anch'io ho adorato il film, è fantastico, e il finale...nemmeno io riuscivo a crederci!! Ma non ho mai letto il libro perché pensavo che, conoscendo la fine, non mi avrebbe dato le stesse sensazioni, non sarei riuscita a provare stupore e incredulità una volta letta l'ultima pagina.
    Leggendo il tuo articolo, però, mi è venuta una certa curiosità verso il libro...proverò a leggerlo, quando la mia mente sarà riuscita a dimenticato gran parte del film. ;)

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  4. Sarà perchè ne ho visti tantini di film..... Sarà perchè boh, ma raramente non anticipo un finale di un film.
    Questo mi ha verametne fregato... ci son rimasto come uno scemo, veramene bello.

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  5. Anche a me il film è piaciuto tantissimo! E ogni volta apprezzo di più il colpo di scena, il dubbio che continua a rimanere, le atmosfere cupe. Davvero un gran bel film, anche grazie alle interpretazioni degli attori.

    Proprio per questo il libro mi aspetta sul comodino, non vedo l'ora di leggerlo :)

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  6. Conoscere la trama è penalizzante purtroppo.
    Io credo che, se non avessi conosciuto il finale, avrei apprezzato il libro molto di più.

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  7. non ho capito come finisce. lui è pazzo o no?

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