Divagazioni appuntate

10 marzo ore 23:47
La stanza d'albergo di una Parigi silenziosa e stiracchiata.
Giusto qualche appunto.
Appuntare.
Fermare i pensieri, così come vengono, privi di ogni successiva razionalizzazione.
Fissare riflessioni a punta di spillo.
Ho finito di leggere un libro prima della partenza e vorrei imprimere qualche concetto.
Perché viaggiare è deviante, ogni minuto è vissuto in amplificazione esistenziale.
Si respira a pieni polmoni, a pieno stomaco, a piene braccia, a pieno cuore. 
Un respiro completo. Almeno per me. Ecco perché posso romanzarci su.

11 marzo ore 08:45
Che poi parliamo della stessa cosa. 
Viaggiare come leggere, leggere un po' viaggiare.
Passeggeri clandestini di una storia dalla celata destinazione.
E sto divagando, come spesso mi succede.
Divagare.
È tutto dire e tutto nascondere.
E non c'è niente di più vero. E non c'è niente di più bello. 

12 marzo ore 21:12
Mi è mancato tutto questo.
La condivisione, voglio dire.
Dobbiamo parlare di tante cose.
Del Miele denso e compatto di Ian McEwan per esempio.
Di Oriana Fallaci, del suo Uomo, della libertà, dell'onore. Cose belle insomma.
Non ora però. Ormai sono troppo fuori tema e non voglio dirottarmi.
Vorrei conoscervi, davvero. Uno per uno. 
E vorrei che voi conosceste me.
Che ci fosse altro, oltre ai libri.
Che ci fossi io, per dire.
Ed è qui che potete trovarmi: tra le increspature di una divagazione, tra l'incoerenza di qualche appunto distratto. Al resto ci pensiamo domani.
Buona notte.



Commenti

  1. Divagare... Lasciarsi guidare da un pensiero passeggero, seguire i percorsi suggeriti dalla mente, contemplando senza meta.

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    1. Come se non ci fosse pubblico, come se fosse un monologo.
      Sa un pò di libertà.

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