Un caffè con: Sylvia Plath

Sylvia-Plath
(Boston, 27 ottobre 1932 – Londra, 11 febbraio 1963)

Approcciare Sylvia Plath non è semplice. A Barbie Doll with brains, amava definirsi. Nata a Boston da genitori immigrati tedeschi, Sylvia soffre per tutta la vita di una grave forma di depressione che emerge ferocemente nella maggior parte dei suoi versi. Pubblica la prima poesia all'età di otto anni, nel 1940; il 5 ottobre dello stesso anno il padre, baricentro della sua infanzia, muore a causa di un diabete non diagnosticato. Nel 1950 entra allo Smith College e al penultimo anno di corso tenta il suicidio per la prima volta; segue il ricovero in un istituto psichiatrico dove le viene diagnosticato un disturbo bipolare. Uscita dall'ospedale, nel 1955 ottiene la laurea a pieni voti ed una borsa di studio per l'università di Cambridge, dove conosce il poeta inglese Ted Hughes. Si sposano il 16 giugno 1956 e si separano poco dopo la nascita del secondo figlio, nel 1962, a causa di diverse questioni (tra cui l'aborto di lei nel 1961 e la relazione di lui con Assia Wevill, moglie di un amico poeta). L'11 febbraio 1963 (ad un mese dalla pubblicazione del romanzo La campana di vetro), Sylvia scrive un'ultima poesia, sigilla porte e finestre, prepara pane e burro per i bambini e inserisce la testa nel forno a gas. Trentun anni appena.  
Specchio è la poesia che vi propongo.


Sono esatto e d'argento, privo di preconcetti.
Qualunque cosa io veda subito l'inghiottisco
tale e quale senza ombra di amore o disgusto.
Io non sono crudele, ma soltanto veritiero
quadrangolare occhio di un piccolo iddio.
Il più' del tempo rifletto sulla parete di fronte.
E' rosa, macchiettata. Ormai da tanto la guardo che la
sento un pezzo del mio cuore. Ma lei c'è e non c'è.
Visi e oscurità continuamente ci separano.

Adesso io sono un lago. Su me si china una donna
cercando in me di scoprire quella che lei è realmente.
Poi a quelle bugiarde si volta: alle candele o alla luna.
io vedo la sua schiena e la rifletto fedelmente.
Me ne ripaga con lacrime e un agitare di mani.
Sono importante per lei. Anche lei viene e va.
Ogni mattina il suo viso si alterna all'oscurità.
In me lei ha annegato una ragazza, da me gli sorge incontro
giorno dopo giorno una vecchia, pesce mostruoso.
 
 
 

Commenti

  1. E a proposito di Ted Hughes sto leggendo il suo canzoniere dedicato alla vita con Sylvia Plath, che consiglio di leggere a chiunque ami Lei!
    http://letture-e-riletture.blogspot.it/2009/09/esatto-e-dargento.html?showComment=1357588334351

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    1. Prendo al volo il suggerimento allora! Grazie.

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  2. la poesia che hai proposto è sublime, non la conoscevo, e dopo aver letto i Diari della Plath è come se riuscissi a capirne di più il senso e l'anima...
    Devo assolutamente leggere La campana di vetro a questo punto!

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    1. Anch'io non vedo l'ora di leggerlo; la Plath ha uno stile davvero singolare. Tienimi aggiornata! :)

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