Un caffè con: Eugenio Montale

(Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981) 

Mercoledì, 2 gennaio, primo giorno (lavorativo) dell'anno: una dose di caffeina allo stato puro, questo servirebbe. Magari Eugenio Montale riuscirà ad alleviare questo ritorno forzato alla routine. Portami il girasole ch'io lo trapianti fa parte della raccolta poetica Ossi di seppia, pubblicata nel 1925. Non ho intenzione di dilungarmi su rime e figure retoriche; ho creato questo spazio per appropriarmi del gusto primordiale di ogni verso, a prescindere da strutture o contorni.

Portami il girasole ch'io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
dal cielo l'ansietà del suo volto giallino.
Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.
Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce. 

Il poeta sembra quasi arrendersi, afflitto dal suo "terreno bruciato dal salino", dalla sua anima inaridita, ad una sorta di preghiera: "portami il girasole", aiutami a dissetare questa vita. Tutto è destinato ad esaurirsi: i corpi in tinte e le tinte in musiche. Svanire nella musica. E nuovamente: conducimi dove la materialità dell'esistenza cede il passo all'essenziale. Portami il girasole impazzito di luce. Illuminami.



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