Caduto fuori dal tempo di David Grossman

Vennero degli uomini, di notte, portavano una notizia.

Una delle letture più scomode che mi sia capitato d'affrontare negli ultimi tempi. Caduto fuori dal tempo è una storia, ma più di questo è una lettera d'amore da David Grossman per Uri, il suo secondogenito, ucciso in missione da un missile anticarro sul fronte libanese nel 2006. È un libro di una sensibilità estrema, che si avverte sulla pelle, come una ferita. Ma l'amore, più del dolore, trapela in ogni virgola: un sentimento intenso e totale che, anche nello scenario più tragico, emerge in modo assoluto. Un amore fuori dal tempo.

Un uomo e una donna sono costretti a condividere un silenzio iniziato cinque anni prima, in concomitanza alla morte del figlio. Non parlano da allora. La storia descritta nel romanzo inizia la notte in cui l'uomo, senza una motivazione apparente, si alza di scatto e si rivolge alla moglie:

Caduto-fuori-dal-tempo-Grossman-libro
Caduto fuori dal tempo
David Grossman
Mondadori
2012
pp. 200
            — Devo andare.
            — Dove?
            — Da lui.
            — Dove?
            — Da lui, laggiù.
            — Dove è successo?
            — No, no. Laggiù.
            — Cos'è laggiù?
            — Non lo so.
            — Mi fai paura.

L'uomo invita la moglie a seguirlo ma lei prova a spiegargli che non si può andare laggiù, che non esiste nessun laggiùche tra qui e là è il confine del mondo. Ma non c'è però ragione che possa placare la disperazione e così l'uomo si avvia alla porta, esce di casa e cammina. Prima intorno alla casa, poi intorno al quartiere, poi intorno al villaggio.

            Un passo,
            un altro passo, 
            un altro ancora,
            cammino
            verso di te.

Lo scriba delle vicende cittadine, incaricato dal duca del luogo di appostarsi dietro case e recinzioni per annotare gli accadimenti del villaggio, si accorge dell'uomo e ne scrive; scrive di lui, del suo incedere continuo. E non solo. Altri abitanti vivono in pena accomunati dalla stessa tragica esperienza: la perdita di un figlio. Così la levatrice e il ciabattino, così la riparatrice di reti, così il professore di matematica che disegna calcoli e formule sulle mura di casa, così il duca stesso, così la moglie dello scriba, così lo scriba stesso. E così centauro (soprannome dovuto al fatto che, dalla morte di suo figlio, non riesce più a scrivere come un tempo e non ha la forza di alzarsi dalla scrivania al punto tale da considerare la stessa come parte integrante di sé). È proprio il centauro a raccontare la storia di tutti gli abitanti che, accecati da quello strazio condiviso, decidono di seguire l'uomo che cammina in quel percorso circolare senza fine e senza destinazione. I viandanti, così verranno chiamati.

            Camminiamo, non possiamo
            fermarci. Il corpo
            non lo permette, le gambe
            sono deboli, il respiro
            è un po' affannato, eppure il corpo
            non vuole fermarsi, spinge
            dall'interno, sempre più
            avanti...

Lo scriba, martoriato dal dolore per la morte di sua figlia, si unisce alla processione e riporta fedelmente sul taccuino le urla strazianti e i respiri affannosi dei genitori senza pace.

            Presto, figlio mio, passa attraverso tutto questo,
            c'è tempo solo per sfiorare,
            dura così poco una simile
            illusione, tocca, accarezza
            un corpo caldo, una donna

Procedono i viandanti, alla ricerca del confine del mondo, dilaniati a fasi alterne dalla voglia di vivere e dalla speranza di morire.

            E devo accomiatarmi
            da te, gli dico pure.
            Non fraintendermi (avverto
            nella mia carne
            la fitta di dolore che lo ha colpito): allontanarmi
            solo quel tanto necessario
            perché il petto possa allargarsi
            in un respiro
            completo.

La presenza di Grossman in quel corteo lacerato è tangibile. Al punto che, all'ultima pagina, per bocca del centauro, lo scrittore conclude.

            È solo che il cuore
            mi si spezza,
            tesoro mio,
            al pensiero
            che io...
            che abbia potuto...
            trovare
            per tutto questo
            parole.


Commenti

  1. Grossman è sublime e terribile in ogni suo romanzo e riesce a descrivere la sofferenza, l'amore, il dolore in un modo unico che non ho ancora (ri)trovato in nessun altro scrittore.
    Complimenti per la recensione, è stupenda.

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    1. Grazie Francesca! Quando un libro riesce a trasmetterti un'emozione così intensa è più semplice trovare le parole giuste per trasmetterla ad altri.

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  2. Grossman, la meraviglia.
    Questo romanzo - se così si può chiamare - mi ha colpita e spaventata, ho già deciso da un po' di leggerlo. Dopo questa recensione ancor di più :)

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    1. Perfetto! Aspetto al più presto un tuo parere allora! :)

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  3. Affascinosamente inquietante!
    Ma bella recensione!

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  4. La tua recensione ha colto l'essenza ,senza aver letto il libro riesco a sentire l'inquietudine del corpo che cammina alla ricerca di un qualcosa che lo riunisca al figlio.....straziante .

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