Accenni di cielo

È qui. Ci siamo. Sono le? 15:27. Perfetto. Ho tutto il tempo per godermi l'attesa.
Non avevo mai notato quanto fosse incantevole questo posto. Incantevole non è un termine che usiamo di solito. Tra di noi, intendo. Non è un termine propriamente virile. Ma sono solo e posso anche azzardare. Incantevole, sì. Questo posto è proprio incantevole. Eppure non me ne ero mai accorto prima. È una questione di prospettiva secondo me. Attraverso questo parco tutti i giorni per andare in quel buco d'ufficio. Caffè, giornale, ventiquattrore e solite smadonnate mattutine. Magari capita anche che pesto una merda. E vaffanculo. Capita. Come dicono? Vedi ma non guardi. Guardi ma non osservi. Una cosa del genere. Adesso no però. Adesso ho tempo. Adesso guardo e osservo. 
15:35. Ho tempo. Sdraiamoci, va.

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Eccola! La prospettiva orizzontale. Che spettacolo. È una giornata meravigliosa. Accenni di cielo si insinuano tra il fogliame. Accenni di cielo. Accenni. Di Cielo. Cazzo, questa è bella. Quasi quasi me la scrivo. Ci faccio un racconto. Ac-cen-ni-di-cie-lo. Fatto. Forse è questo il segreto per entrare in contatto col mondo. E anche un po' con Dio. Guardarlo in faccia. In effetti non fa una piega. Fantastico. Il verde poi, è il mio colore preferito. Da sempre. Niente a che vedere con il verde della speranza però. Io non ci ho mai creduto a quella storia. Chi di speranza muore… com'era? Non me la ricordo. Comunque sì, anche io la penso così. Di speranza si muore. Tipo io. Tipo adesso. Io non sto sperando che lei arrivi. 15:43. Io so che lei arriverà.

Anche perché, altrimenti, sarei solo un patetico sfigato. Sì che potrei anche accettare lo sfigato. Ma il patetico proprio no. Sfigato sì. Gli sfigati nascondono il loro potenziale fascino in cumuli di figure di merda. Almeno così mi disse… chi era? Viola se non sbaglio. Sì, Viola. Bella Viola. Credo c'entri qualcosa con l'istinto da crocerossina congenito che ogni donna si porta dietro. Ci può anche stare. Col loro modo distorto di vedere le cose. Ci può stare. Ma il patetico è triste. E la tristezza non ha niente di affascinante. No. Patetico no. Sono le 15:50. Bene. Altri 10 minuti e verrà. Fumo. 10 minuti e verrà.

Questo maglione mi pizzica il collo però, avevo dimenticato quanto mi potesse infastidire la cosa. E la camicia poi, non so se sia quella giusta. Non so neanche se ci sia una camicia giusta per questa occasione. Non so neanche se sia un'occasione poi. È un fatto, non un'occasione. E il fatto è che lei ancora non c'è. Però non è che non c'è, semplicemente non è ancora qui. Ma verrà. Mancano 5 minuti alle 16, quindi no, non è in ritardo. Sono io che sono in anticipo. Io sono sempre in anticipo. Anche nelle storie sono in anticipo. Non li azzecco mai i tempi, oh. Mai una volta che riuscissi a regolare il mio fuso orario con quello di qualcun altro. Mai. Anche con lei ero in anticipo. Molto in anticipo. Diciamo che io c'ero e lei no. Ma questa è un'altra storia. Non è come adesso. Lei verrà. Perché non dovrebbe? 16:00. Adesso posso iniziare ad aspettare. Prima no. Prima ho sbagliato io.

Nessuna chiamata persa. Nessun messaggio. Non è che ho sbagliato panchina? No, perché l'edicola fa angolo. Però magari dovevamo vederci alla panchina sulla destra dell'edicola all'angolo. Anche se di panchine non mi sembra ce ne siano dall'altro lato della strada. Eh no. Infatti. 16:18È qui. La panchina è questa. 

Da che momento in poi si considera ritardo un ritardo? Ma poi… cos'è infondo un ritardo? Che merda. Sembro Marzullo, sembro. Un ritardo è un ritardo quando non ce la fai più ad aspettare, questo è. Io ce la faccio. Non ho fretta. 16:31. Le donne belle si fanno attendere. Io attendo.

— 'Giorno. Mi scusi eh, mi sa dire che ore sono? Sì, ce l'ho anch'io l'orologio. È solo per controllare se segna l'ora esatta. Cosa significa mezz'ora alle cinque? Potrebbe essere più preciso? Che? 16:49. Non è possibile. Ricontrolli. No. Ancora. Insiste? Saranno le 16:44, saranno. Massimo 16:45, non di più. Cazzo, se lo regoli l'orologio, no!? E se io avessi dovuto fare una cosa importante? Se la mia vita fosse dipesa dal suo stramaledetto orologio? Si muore, sa? Si muore da un momento all'altro. Un momento. Un momento e si muore. Ci vada lei a quel paese. Lei e il suo pechinese di merda.

Si è scaricato il cellulare. E mi sto anche congelando il culo su questa panchina. Sono le 17:05. È passata un'ora. Ora è ritardo. Ora sì. Ma non è che non arriva. Mi avrebbe avvisato, se avesse pensato di non venire. Fumo. Arriva, in ritardo, ma arriva. 

Eppure ho ripercorso mentalmente quella fottutissima telefonata almeno un migliaio di volte. Nessuna inflessione di voce. Nessun tentennamento. "Ci vediamo lì". Chiaro. Ci vediamo qui.
17:17. Che ora di merda.

17:46. 
Di speranza si muore, eh?
Fanculo.

18:08
Io aspetto. 


Commenti

  1. "...l’istinto da crocerossina congenito che ogni donna si porta dietro."

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  2. Ciao e complimenti per i post davvero interessanti. Poichè mi piace molto quello che scrivi desidero chiederti se ti va di iscriverti al ring http://ilcircolodellearti.myblog.it . Mi farebbe davvero molto piacere. A presto!

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