Abbandonare un libro a metà

L'altro giorno leggevo un romanzo di un autore molto apprezzato, non avevo letto nulla di lui ed ero molto curiosa. Mi piaceva il suo stile, poco affine ai miei gusti, ma abbastanza stuzzicante. Procedendo nella lettura però iniziavo a perdere interesse, la scorrevolezza delle prime pagine cedeva il passo alla pesantezza di una storia che non avevo più interesse a seguire. Ed è qui che mi sono posta la fatidica domanda. Sottovoce, a metà tra colpevolezza e dispiacere. Perché il lettore il problema se lo pone. Dal primo incontro si instaura un rapporto di reciproco affidamento. È una doppia scelta, nella quale entrambe le parti svolgono un ruolo attivo. Il libro sceglie il lettore, il lettore sceglie il libro.

È quando si sfoglia la prima pagina, alla prima parola, che la relazione si concretizza. Perché è in quel preciso istante che l'autore affida il suo mondo ad un'altra persona e, allo stesso tempo, il lettore si consegna ad una storia di cui non conosce nulla. Ecco perché è un problema abbandonare un libro a metà. Nasce una sorta di conflitto interiore, quasi a giustificarsi in un certo senso. E ci vuole coraggio perché poi il libro è sempre lì, sullo scaffale. Un'insolvenza che si mostra all'infinito, la testimonianza continua di un fallimento. Oppure si procede, magari in modalità lettura veloce, piuttosto che allontanarsene. Ma non è la stessa cosa. Non c'è più passione o curiosità. Un rapporto tra coniugi apatici e indolenti.

Il diritto di abbandonare un libro. Cosa ne pensate?



Commenti

  1. Da qualche anno se un libro non mi prende, lo abbandono... anche se poi mi sento in colpa!
    A volte semplicemente non è ancora arrivato il momento giusto per leggerlo, altre proprio non ci siamo trovati.
    Ed è il mio modo per rispettare i libri, non perdere tempo inutilmente su una lettura che non fa per me e sottrarne ad altre che invece sanno essere mie. Perché ognuno è diverso e se ci piacesse tutto quello che leggiamo indiscriminatamente non avremmo semplicemente senso critico.

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    1. Vero. Diciamo che io ho sempre quel filo di speranza che mi porta a dire "Aspettiamo, ora avviene la svolta".
      E la svolta non avviene, quasi mai.

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  2. La lettura veloce per me non esiste: meglio, niente e' veloce nella mia vita, figuriamoci la lettura! Anni fa anche io odiavo lasciare i libri a meta', ma certe volte proprio non ce la si fa!

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    1. La lentezza è da considerarsi al pari di una virtù secondo me; non tutti sono bravi ad applicarla nella vita ma, almeno nella lettura, dovrebbe essere la prassi.

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  3. Non lascio praticamente mai i libri a metà. Il fatto è che dentro di me spero che nel finale ci possa sempre essere qualcosa per cui valeva la pena arrivarci, al finale.
    Quando ho iniziato a leggere l'ultimo romanzo di Paolo Giordano ad esempio, sono stata fino a metà tentata dal chiudere tutto e rimettere il libro sullo scaffale, poi un po' perché è contro quello che faccio sempre, un po' perché era Paolo Giordano e non poteva deludermi così, un po' perché quel libro l'avevo pure pagato un bel po', sono andata avanti e ho decisamente fatto bene.
    Ecco, anche quando continuo a leggere storie che non mi colpiscono molto, spero che ci sia una svolta come ne Il corpo umano.
    Tante volte non succede, ma chissà, se poi abbandonassi l'unico libro che alla fine mi sarebbe piaciuto?

    Spinta da questo dubbio e dal fatto che quando inizio una cosa la finisco, i libri non li abbandono mai a metà.

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    1. Forse è anche una questione caratteriale.
      Come hai detto tu "quando inizio una cosa la finisco".
      Io mi colloco a metà invece; mi capita molto spesso, anche nella vita, di appassionarmi a mille progetti per poi annoiarmene poco dopo.
      C'è stato un solo libro che, per una serie infinita di motivi, non ho finito di leggere e probabilmente non riprenderò mai. Per il resto, ho uno scaffale apposito sulla libreria denominato "Libri che non ho finito di leggere ma che prima o poi riprenderò per puro scrupolo di coscienza".
      Piano, piano...

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  4. Io sono incapace di abbandonare un libro a metà. Non so spiegare il perché, ma anche se non mi piace devo assolutamente arrivare alla fine. Mi è capitato di non ho finito di leggere un solo libro: "La coscienza di Zeno" di Italo Svevo (l'ho iniziato due volte e mi sono sempre arenata a pagina 123), ma la cosa mi tormenta da anni; è sulla mia libreria che mi aspetta e credo che prima o poi lo riprenderò, sperando di riuscire a finirlo.

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    1. Ecco, esattamente.
      Che poi, ora mi sto chiedendo: cosa mai ci sarà in questa maledetta pagina 123? ;)

      ps: Dany ma... il prossimo articolo? Quanto dobbiamo aspettare?

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    2. Io vorrei sapere cosa c'è dopo la pagina 123...;D
      Lo so, è un mese che non scrivo più nel blog e mi dispiace moltissimo...ma tra 15 giorni mi laureo e l'ultimo mese l'ho passato a sistemare la tesi. Per ora ho pochissimo tempo da dedicare al blog, ma abbi pazienza, tra poco tornerò!!!
      Baci baci

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  5. Io spero sempre nella svolta, ma con alcuni libri proprio non ci riesco e lascio...
    A volte però mi rendo conto che il libro mi potrebbe anche piacere,ma non è il momento giusto di leggerlo e allora lo ripongo nello scaffale dei "libri da rivalutare" e cerco di leggerlo quando le mie corde sono più in sintonia con quelle dell'autore...
    Francesca

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    1. Ti ringrazio Francesca di aver lasciato la tua opinione. E' un argomento che ha suscitato diverse impressioni ed è un piacere leggere sempre nuovi punti di vista.

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  6. Io quando inizio una qualsiasi cosa non mi arrendo ,arrivo al punto di odiarla alla fine ma la finisco e questo vale anche per i libri alcuni letti velocemente altri lasciati e ripresi più volte.

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  7. Proprio perchè rispetto i libri, mi capita a volte di lasciare libri a metà................non è mai facile ed una volta l'ho ripreso e a fatica l'ho finito.......ma non è stato bello, nessuna magia, solo il terminare un compito, meccanico.......non mi è piaciuto.
    Ecco perchè quando inizio un nuovo libro e non scatta la scintilla.....non mi faccio problemi a richiuderlo e riporlo, chissà, un domani o qualcun altro.

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    1. E' giusto, anche perchè può essere che non sia il libro ad essere sbagliato ma il momento.

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  8. "Il lettore vero e accanito ama i libri e li rispetta..." come se si trattasse di persone che possono risultarci simpatiche o antipatiche ma che rimangono individui e in quanto tali hanno sempre un valore.
    Io personalmente vivo con il libro una storia d'amore che trascende sempre il contenuto. A volte è dura ma c'è tanto da imparare.

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    1. Una storia d'amore. Davvero una bella immagine.
      A volte, quando abbiamo la fortuna di beccare il libro giusto, si ha proprio quella sensazione.

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  9. Spesso, per non dire sempre, io inizio più libri in contemporanea, ciò naturalmente comporta che alcuni finiranno presto ed altri più tardi (alcuni resteranno abbandonati). La cosa non mi fa affatto sentire in colpa, fa parte dei "diritti del lettore". Così come, a mio avviso, lo scrittore può e deve scrivere anche per se stesso e non solo per vendere ed esser letto! Ogni essere umano, infatti, dovrebbe assecondare e seguire consapovolmente il proprio percorso evolutivo, se volete spirituale, e questo è un ambito in cui ogni libro (letto, morso appena o scritto che sia) ritrova il suo preciso posto.
    Cosa ne pensate?

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    1. Sicuramente leggere più libri contemporaneamente non aiuta (e lo dico per esperienza personale; io puntualmente mi riprometto di finire prima un libro e solo successivamente iniziarne un altro ma non riesco mai a rispettare l'intento!). Per quanto riguarda la questione "abbandono" mi rendo conto di essere diventata un pò più flessibile: se un libro proprio non riesce a prendermi lo lascio andare.

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  10. Cara Maria (questa volta vorrei darti del tu),
    io da lettrice appassionata voglio dirti che non è peccato abbandonare un libro a metà, a 3/4 , ai primi capitoli etc.
    Io quando mi accorgo che un libro non mi attira più , e la lettura non è più così piacevole perchè subentra la noia (cosa bruttissima in una storia) , lascio.
    Sì, lascio perdere e comincio con un altro.
    Non credo che una regola non scritta , o scritta , debba imporre certe linee di comportamento.
    Credo anche che il vero rispetto per un libro sia nel non rovinarlo ,ovvero: fargli le orecchie, scrarabocchiarci dentro, sottolineare passaggi che reputi interessanti, strapazzare la sovracopertina , o addirittura non leggerlo mai e lasciare che ingiallisca e venga mangiata dalla polvere.
    Sai cosa faccio quando un libro non mi piace? Lo porto nella libreria dell'usato, così qualcun altro potrà bearsi della lettura che a me non è piaciuta.
    Hera

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    1. DEVI darmi del tu, assolutamente! :)
      Io prima ero un po' restia ma adesso riesco ad abbandonare un libro senza troppi sensi di colpa soprattutto perché ho capito che se non si crea quel coinvolgimento, quell'affiatamento, tra lettore e storia, non ha poi tanto senso continuare...

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  11. Io penso che ci sia un tempo per ogni libro. Magari ora quel libro non è nelle nostre corde quindi meglio accantonarlo per un po', per poi riprenderlo più avanti. Senza pippe mentali. A questo proposito consiglio il libricino Come un romanzo di Pennac. Davvero divertente per chi sente di rientrare di diritto nella categoria Lettori a pieno titolo. Parla dei diritti e dei doveri del lettore in maniera molto leggera e condivisibile.
    A presto :)
    Cammy
    borntobewilderecensioni.blogspot.it

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    1. Oh, mi era sfuggito il commento. Sono completamente d'accordo!
      Un abbraccio.

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