La doppia vita dei numeri di Erri De Luca

Napoli, ultimo dell’anno. Questa è l’ambientazione che Erri De Luca ha scelto per il suo ultimo lavoro, La doppia vita dei numeri, romanzo prodotto sotto forma di testo teatrale. Lei (la sorella) e lui (il fratello) si trovano ad attendere l’arrivo del nuovo anno con il peso di chi porta addosso la mancanza delle persone che non ci sono più: i genitori. Lei risponde al telefono, ringrazia e ricambia gli auguri; lui no, lui non vuole parlare con nessuno. A un certo punto lei, immune da ogni logica, decide di giocare a tombola «come si faceva una volta, come si faceva quando c’erano tutti quanti»; convoca i genitori e sceglie quattro cartelle.

Lui, a metà tra lo scettico e il sorpreso, decide di assecondare la sorella e partecipare a questa particolare riunione di famiglia; si arrende alla fantasia, tralasciando ogni sorta di razionalità. Il fatto è che: «Entra silenziosa una coppia. Sono giovani, vestiti anni Cinquanta. Lei ha un cappellino dell’epoca, lui un cappello di paglia tipo panama. Vanno a sedersi ai due posti vuoti». I genitori arrivano davvero e appaiono anche più giovani dei figli, perché come afferma lo stesso De Luca: «gli scomparsi possono scegliersi l’età con cui vogliono essere ricordati». Durante la tombolata, la famiglia riporta alla mente frammenti di vita vissuta insieme; ogni numero sorteggiato viene associato a un ricordo buffo, a un personaggio, a un’emozione, perché la doppia vita dei numeri permette una seconda occasione anche alle persone che non ci stanno più. Estrazione dopo estrazione, per una sola sera, la vita torna a vivere.
La tieni scritta in faccia la provenienza. Rughe napoletane, mani che fanno mosse napoletane, pure quando stai zitto, fai un silenzio napoletano. Te la porti tatuata addosso la città. 
Per i più, buonduemilatredici.


Commenti

  1. Erri De Luca avrebbe dovuto fare il poeta e non il narratore. Il suo stile particolarissimo è fatto per un respiro breve, come quello della poesia. In un romanzo, dapprima meraviglia, poi, alla lunga, stanca.

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    1. Credo che tu abbia ragione. A me è piaciuto molto "I pesci non chiudono gli occhi" ma è un libro breve. Fosse stato più lungo forse sarebbe stato pesante.

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